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Sentenze

Comportamento in caso di incidente stradale

L'utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l'obbligo di fermarsi e di prestare l'assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona. La violazione di detto obbligo integra il reato di cui all’art.189 comma 6 Codice della Strada, che è punibile anche a titolo di dolo eventuale. (Cass. Sez.IV 28/03/2014 n.14616-)

 

Peculato ed offensività del fatto

La condotta del pubblico agente che, utilizzando illegittimamente per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni di ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi o una concreta lesione alla funzionalità dell'ufficio, è sussumibile nel delitto di cui all'articolo 314 comma 2 c.p., ovvero quale peculato d'uso. Il raggiungimento della soglia della rilevanza penale presuppone comunque l'offensività del fatto, che, nel caso del peculato d'uso, si realizza con la produzione di un apprezzabile danno al patrimonio della p.a., o di terzi ovvero con una concreta lesione della funzionalità dell'ufficio (Cass. Sez. Unite Penali 2/05/2013 n.19054)

 

 

Il dolo nel falso ideologico

Il reato di falso ideologico integrato dalla attestazione di una circostanza non vera sussiste indipendentemente dalle motivazioni che possono avere spinto l'agente a comportarsi secondo la condotta contestata a titolo di falso.  Infatti, il delitto in questione è connotato da dolo generico, che consiste nella  consapevolezza della "immutatio veri", non  essendo  richiesto l'"animus nocendi vel decipiendi". Pur  non  trattandosi, quindi, di un dolo  in  "re  ipsa", in quanto deve essere provato, si deve escludere il reato  solo quando il falso possa dirsi derivato da una semplice  leggerezza dell'agente (Cass. V. n.3504/13).

 

Limiti alla diversa definizione giuridica del Fatto secondo interpretazione costituzionalmente orientata

L’art. 521 del nostro codice di rito prevede la possibilità che, in esito all’istruttoria dibattimentale, il Giudice dia al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione, a condizione che il reato ravvisato non ecceda la sua competenza e che non sia riservato al tribunale in composizione collegiale anziché monocratica.
Dando per scontati i numerosi arresti giurisprudenziali sul principio di correlazione tra accusa e sentenza, intendiamo soffermare la nostra attenzione sulla necessità - o meno - che della diversa qualificazione giuridica sia informato l’imputato, prima dell’emissione della sentenza, per garantire l’esercizio del diritto di difesa.
La possibilità di qualificare diversamente il fatto contestato all’imputato era riconosciuta al Giudice anche nel Codice del 1930, dall'art. 477, 1° co., ed era intesa come una specifica applicazione del più generale principio della «presunzione di conoscenza della legge penale», come se l'imputato, dopo la contestazione del fatto, avesse l'onere di difendersi da tutte le sue possibili qualificazioni giuridiche.
Spesso la dottrina ha evidenziato le limitazioni che la disciplina dell'art. 477, 1° co., c.p.p. 1930 avrebbe potuto arrecare al diritto di difesa dell'imputato, tanto che durante la stesura del vigente codice di rito il legislatore delegato ha preso in considerazione la possibilità di offrire all'imputato un momento di contraddittorio sulla qualificazione giuridica che il Giudice ritenga di dover attribuire al fatto ricostruito nel corso del dibattimento, ma l'ha consapevolmente scartata, al deliberato scopo di evitare un dispendio di energie processuali definito come «probabilmente eccessivo» (Relazione del progetto preliminare, in G.U., 24.10.1988, n. 250, S.O. n. 2, 119). Da qui la scelta di trasfondere nell'art. 521, 1° co., senza innovazioni di rilievo, i contenuti dell'art. 477, 1° co., c.p.p. 1930.
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Molestia a mezzo telefono: la tutela del bene giuridico della tranquillità della persona in osservanza dei principi di stretta legalità e di tipizzazione delle condotte illecite

L’invio molesto di short messages system (sms) trasmessi attraverso sistemi telefonici mobili o fissi interferisce inopportunamente nell'altrui sfera di libertà in quanto il destinatario di essi è costretto, sia de auditu che de visu a percepirli, con corrispondente turbamento della quiete e tranquillità psichica, prima di poterne individuare il mittente, il quale in tal modo realizza l'obiettivo di recare disturbo al destinatario. Il mezzo telefonico assume, infatti, rilievo ai fini dell'ampliamento della tutela penale altrimenti limitata alle molestie arrecate in luogo pubblico o aperto al pubblico, proprio per il carattere invasivo della comunicazione alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l'apparecchio telefonico, con conseguente lesione, in tale evenienza, della propria libertà di comunicazione costituzionalmente garantita dall’articolo 15 Cost. comma 1. Si comprende così come l'interpretazione letterale dell'art. 660 c.p., che porta a comprendere tra i mezzi della molestia punibile anche gli short messages system trasmessi per via telefonica, sia conforme alla ratio della norma, e venga quindi a coincidere con la sua interpretazione teleologica (Cass. Sez. 3, 26/06/2004 n.28680, La Tribuna, Rivista Penale, 2005, 10, pg. 1125).

Viceversa, la interpretazione estensiva della previsione della norma incriminatrice, circa la molestia od il disturbo recati "col mezzo del telefono" non può essere dilatata sino a comprendere l'invio di corrispondenza elettronica sgradita. La posta elettronica utilizza la rete telefonica e la rete cellulare delle bande di frequenza, ma non il telefono, nè costituisce applicazione della telefonia che consiste, invece, nella teletrasmissione, in modalità sincrona, di voci o di suoni.
L’avvertita esigenza di espandere la tutela del bene protetto della tranquillità della persona incontra il limite coessenziale della legge penale costituito dal principio di stretta legalità e di tipizzazione delle condotte illecite, sanciti dall'articolo 25 Cost. comma 2, e dall'articolo 1 c.p. (Cass. Sez. 1, 30/06/2010, n. 24510, La Tribuna, Rivista Penale, 2010, 10, pg. 995).

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copertina libro teoria generale del reato

"Teoria generale del Reato"

L'opuscolo offre spunti di riflessione relativamente a quanto il Diritto Penale prevede circa la condotta criminale, con riferimenti precisi alla materialità, all'offensività ed alla soggettività del fatto penalmente rilevante.