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L'utilizzo del mezzo posto sotto sequestro a norma del Codice della Strada costituisce reato?

Un caso che spesso viene trattato nelle nostre aule di giustizia attiene al disvalore penale – o meglio alla riconducibilità ad una fattispecie astratta di reato – del fatto di chi, una volta vistosi “ sequestrato ” il mezzo per infrazioni al codice della strada, utilizzi tale mezzo nel periodo di durata della misura.

Fino ad oggi tale comportamento era sussunto da ampia parte della giurisprudenza nella fattispecie di cui all’art. 334 c.p.

Tale ultima norma prevede come condotta punibile la sottrazione, soppressione, distruzione, dispersione o deterioramento di beni sottoposti a sequestro, intervenuto od in un procedimento penale o nel corso di un procedimento amministrativo; in particolare, poi, nei suoi tre commi, prevede che tale condotta possa essere realizzata o dal proprietario-custode, o dal custode non proprietario, od infine dal proprietario non custode, sancendo pene diverse a seconda del soggetto attivo.

In linea generale, è da sottolineare subito un dato di non poco conto, la norma tende a tutelare interessi di natura pubblicistica, siano essi connessi a finalità di natura penale ( vedi ad esempio sequestro probatorio disposto dal P.M. che potrebbe essere frustrato dalla distruzione del bene da parte dell’indagato che potrebbe avere interesse a distruggere il bene per non permettere gli accertamenti probatori sottesi alla misura ) o amministrativa ( sequestro di un bene in vista di una successiva confisca da parte della P.A. ), e non, di contro, interessi meramente privati la cui tutela è devoluta all’art. 388 c.p. (vedi sul punto Fiandaca-Musco ).

Per quanto attiene strettamente al problema di questo scritto – ovverosia se è configurabile il reato de quo nel fatto di chi utilizzi un mezzo “ sequestrato ” a causa di un’ infrazione del codice della strada – il problema principale da risolvere è, in prima battuta, quello se tale utilizzo possa rientrare nel concetto di sottrazione previsto dalla norma.

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